
L’11 giugno all’EIRE nasce l’Industria dell’Abitare
Alla tavola rotonda presieduta da Philippe Daverio vengono delineati i nuovi scenari per l’industria immobiliare nell’”Era del Cliente”:
Claudio De Albertis - Assimpredil: “Ogni miliardo in infrastrutture crea 27mila posti di lavoro“.
Philippe Daverio: “Basta con i crimini semantici“.
Tania Garuti - K2Real, RICS Italia: “In Italia il patrimonio dei fondi immobiliari è di 40miliardi di euro“.
In risposta all’esigenza che va ben oltre la soddisfazione di un bisogno primario, l’Abitare da oggi si conferma una vera e propria industria, fatta di piani e figure diverse, tutte concatenate attorno ad un assunto condiviso: siamo nell’era del cliente.
Questa constatazione ci porta ad un nuovo modo di vivere l’industria immobiliare per la sua qualità di volano di un intero comparto economico che è dell’industria della casa. Da oggi parti indissolubili di un unico grande organismo economico: questo al centro del vivace dibattito organizzato da House Company giovedì 11 giugno all’Eire, accolto con interesse da oltre duecento tra operatori immobiliari ed esperti del settore.
L’ occasione è stata la presentazione di Immobiliare, la guida che per prima sta selezionando il best of della neonata Industria dell’abitare, cui sta lavorando House Company, neonata società di editoria, marketing e comunicazione i cui membri lavorano da oltre 15 anni nel mondo dell’Abitare, un modello in scala “EXPO 2015” e replicabile a livello regionale, nazionale ed internazionale in quanto promotore dello status quo delineato oggi dagli stessi protagonisti dell’industria.
A condurre le danze della tavola rotonda il professor Philippe Daverio, critico d’arte e conduttore televisivo, in passato assessore alla Cultura del Comune di Milano il quale, in modo provocatorio, ha invitato il mondo del Real Estate a ripensare il proprio ruolo. “Dopo la crisi dei mutui subprime e il crollo del mercato immobiliare americano, siamo di fronte alla presa d’atto che il real estate non è più real e neppure più estate. Quel bene solido per antonomasia che era la casa, vera distinzione tra civiltà stanziali com’è la nostra e quelle nomadi, oggi ha assunto connotati completamente nuovi. Non si tratta solo di un problema economico bensì di una vera e propria rivoluzione antropologica con cui tutti ci dobbiamo confrontare. Agli operatori immobiliari va imputato anzitutto un crimine semantico. Il concetto di real estate infatti deriva da status e indicava la proprietà agricola del nobile britannico, mentre il real era la parte costruita, il castello, destinata a durare. Al contrario gli immobiliaristi hanno convertito la definizione in case usa e getta. Non è un caso che i mutui subprime siano nati negli Stati Uniti: è lì infatti che a partire dalla metà del ‘600 nasce la cultura finanziaria. Dai farmer che recintavano i campi nascono i calcoli sulla redditività della terra. In Europa e soprattutto in Italia la storia è andata diversamente: per noi abitare in case che durano fa bene alla salute e alla psiche. Rispetto agli italiani gli americani sono delle tribù nomadi. Nella storia la pittura e l’architettura nascono per celebrare la morte, devono rimanere come una testimonianza nel tempo. Per questo la casa deve essere duratura come tomba. La tenda più importante del capo della tribù nomade nasce per un’esigenza opposta, la mobilità, ed è fatta per cadere con un calcio e degradarsi in quattro mesi. Paradossalmente se la facesse un brianzolo con i migliori materiali durerebbe anni, ma tradirebbe la propria funzione. Noi italiani abbiamo insegnato al mondo a costruire edifici che sfidassero l’eternità, siamo stati il paese dell’architettura e delle arti visive. Abbiamo la fortuna di avere molti beni culturali perché da noi si è distrutto meno che in altri paesi. In Germania al contrario al passaggio di ogni esercito veniva distrutto tutto. Non è una base da poco da cui ripartire“.
Secondo Daverio la ripresa passa da questa capacità di far tesoro del passato per progettare il futuro con la coscienza di essere di fronte a nuovi scenari che richiedono risposte innovative e coraggiose.”Il Real Estate, se vuole recuperare il proprio senso e la propria dimensione, deve cercare di ripartire con prudenza e imparare a guardare al passato, riscoprire i valori artigianali e quel senso di “patrimonio” che è insito nella definizione stessa di bene immobiliare. In pratica quando si parla di immobili ci si chiede quanto vale, quando si parla di real estate ci si chiede quanto rende. Confondere le due cose è stato un errore gravissimo. Non sono contro il guadagno, ovviamente. E’ il segno che ciò che si fa, viene fatto bene. Ma sono contro una cultura nella quale il guadagno prende il posto del fare“.
Ad approfondire l’opportunità dei fondi immobiliari in quanto parte integrante dell’abitare l’investimento Tania Garuti, cofondatrice e managing partner di K2Real e consigliere direttivo di RICS Italia (Royal Institute of Chartered Surveyors) la quale, nel corso del dibattito, ha illustrato l’opportunità rappresentata dai fondi immobiliari, oggi nel nostro paese in grado di rappresentare una fetta sempre più consistente del mercato, per un controvalore pari a 40 miliardi di euro.
Expo 2015 è l’occasione per mettere immediatamente in pratica la prassi di fare sistema tra operatori ed Istituzioni, parti integranti ed intergrate dell’industria dell’Abitare. La tematica è affrontata dal presidente di Assimpredil, Claudio De Albertis, fiducioso nella ripresa e nella solidità del sistema Italia, sostenitore del lavorare in partnership con le istituzioni, chiamate a lavorare in un clima collaborativo con gli operatori immobiliari. “Occorre far partire al più presto i cantieri dell’Expo: ogni miliardo investito in infrastrutture crea direttamente 27mila posti di lavoro ai quali vanno aggiunti quelli dell’indotto. Il problema dell’Italia è la lentezza, spesso esasperante, della burocrazia: solo per progettare un’opera pubblica inferiore ai 50 milioni di euro occorrono 4 anni e mezzo mentre per quelli più grandi si arriva a 6. Tutto questo tempo noi non l’abbiamo, so che le imprese sono pronte a fare sistema e a preparare tutto ma la Stato, la Regione, la Provincia e il Comune devono iniziare a fare la loro parte. In ballo c’è il futuro dell’intera Lombardia, una delle locomotive dell’economia Europea che proprio dall’Expo potrebbe guadagnare quelle infrastrutture di cui da anni si lamenta l’assenza“.
Interessato alle opportunità di Expo anche l’architetto Luigi Mangano, International Business Advisor di Progetto CMR, che ha ragionato sul tema della pianificazione territoriale, indispensabile per intervenire in modo razionale in un organismo complesso come la città metropolitana milanese. Ogni edificio deve essere integrato non solo nella location in cui si trova, ma nell’intero tessuto socio economico anche inteso in termini di vivibilità complessiva del territorio.
Ottimista sulla capacità di ripresa del mercato Luca Santoro, presidente di House&Loft, azienda internazionale leader nell’intermediazione di immobili di lusso. “La parola d’ordine rimane sempre quella di Donal Trump: ‘location, location, location’. E’ questo che differenzia maggiormente l’immobile di pregio che vale non solo per le sue peculiarità costruttive, ma soprattutto – riprendendo le fila di Mangano - in base al contesto in cui è inserito. Non si acquista solo una dimora ma uno status, un modo di essere, per questo oggi la casa deve essere in grado di fornire tutta una serie di servizi che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili. La palestra, l’area relax, servizi come il concierge oggi sono fondamentali per un cliente che vuole vivere la propria casa con tutti i comfort che potrebbe avere in un grande albergo di lusso. Questo è oggi lo standard degli appartamenti più esclusivi di Fifth Avenue a New York, e questo è l’approccio che dobbiamo tenere in considerazione quando pensiamo ad una dimora esclusiva anche nel nostro paese“.
Sulla medesima lunghezza d’onda benché con un approccio completamente diverso, Siegfried Camana, presidente e co-fondatore dell’ANAB, associazione nazionale di architettura bioecologica pone al centro dell’abitare sempre l’uomo. “La nostra prima casa siamo noi stessi: è questo il concetto che sta alla base di un approccio etico al progettare, costruire ed abitare una casa sostenibile. I materiali costituenti la casa sono esposti ai nostri sensi. I maestri del passato hanno sempre impostato il loro lavoro creativo sul rapporto armonioso tra uomo, salute e ambiente. Costruire ex-novo è sempre e comunque un atto di violenza sulla natura. Basti pensare che il 45 % dell’energia prodotta in Europa viene utilizzata nel settore edilizio, il 50 % dell’inquinamento atmosferico continentale è prodotto dal settore edilizio così come il 70 % dei rifiuti prodotti. Per questo dobbiamo prenderne coscienza ed assumerci le responsabilità. Esistono edifici concepiti e costruiti nel rispetto di questa visione naturalistica, la sfida è riuscire a far diventare questo modo di costruire riferimento per il lavoro e la progettazione di architetti e costruttori”.
Abitare l’investimento nell’era del cliente significa porre al centro l’uomo, soddisfare i suoi bisogni diversi e comuni, dando riposte innovative e coraggiose in scenari globali che richiedono una coscienza corporativa di chi muove uno tra i più produttivi filoni dell’economia.
In quest’epoca contrassegnata da profondi mutamenti che stanno rapidamente trasformando i caratteri prevalenti di concezione urbanistica della città e del vivere in senso più ampio del termine con un approccio sostenibile, un nuovo valore all’investimento immobiliare, una nuova attenzione alla metodologia costruttiva ed una rinnovata filosofia abitativa, i protagonisti dell’industria dell’abitare ne proclamano la nascita all’appuntamento fieristico di metà anno. Siamo di fronte ad un giro di boa?
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